Monte Bianco


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By zughi - Posted on 29 July 2012

Come Wimbledon sta al tennis, Chamonix e il Monte Bianco stanno all'alpinismo. È questo lo scenario di molte e molte avventure di alpismo classico e moderno, ghiaccio e neve, salite e discese, facile e difficile; qui ogni viaggiatore verticale può trovare il suo drago da sconfiggere e, come varie orde di alpinisti nel passato, anche noi ad un certo punto ci sentiamo in dovere di confrontarci con queste pareti. Dopotutto un po' di arrampicate in quota, accarezzando il tanto decantato granito del Monte Bianco, con magari qualche salita di stampo più alpinistico (leggasi ghiaccio), ci interessano.

Lasciamo quindi il Doc con la sua riabilitazione della caviglia (quando passiamo a trovarlo non maschera nemmeno troppo bene la sua invidia) e partiamo. Siamo io e il Bérna: un mini-Californian-team non molto in forma ma molto motivato!!

Nei giorni scorsi ho contattato vari amici a destra e a sinistra per avere qualche info in più su questo eldorado verticale ma quando partiamo non sappiamo ancora bene dove andremo a finire, l'unica cosa certa è la riservazione per 2 notte al rifugio Enverses des aiguille; abbiamo infatti deciso (su consiglio di Nick) di cominciare da lì con un paio di arrampicate (piuttosto sportive) delle vie dell'instancabile Michel Piola.
Lasciamo il Ticino domenica 8 luglio in serata: la prima tappa sarà in Vallese da un collega maestro di sci; il justy del Bérna è bello carico, ma nonostante una marmitta scoppiettante, qualche pezzo che rischiamo di lasciare per strada e i simpatici poliziotti vallesani che ci bloccano decisamente preoccupati per la tenuta del razzo di Sagogn arriviamo a destinazione. È già tardi e sotto il crocifisso ci addormentiamo subito (cullati dai rintocchi della pendola che a ogni mezz'ora marcava la sua presenza!!).

L'indomanti partenza in mattinata, colazione dall'amica del Bérna (di cui non ricordo purtroppo il nome) e approdiamo a Chamonix, il paesino è molto bello (seppur snaturato dal turismo mordi e fuggi) e sopra le nostre teste fanno capolino le prime vette: i Drus, les aiguilles de chamonix, l'aiguille de midi e lui: la cima del Monte Bianco.

Ci addentriamo nel paesino passando davanti alla statua commemorativa della prima salita alla vetta più alta d'Europa: Michel Paccard seduto su una roccia ancora guarda verso la cima tanto agoniata e raggiunta con Jacques Balmat l'8 agosto 1786. Dopo una foto passiamo all'ente del turismo dove scopriamo che per prossimo week end ci sarà in programma una tappa della coppa del mondo di arrampicata sportiva: che bella coincidenza. Ultima tappa per oggi è l'OHM: Office haute montagne. In questo ufficio oltre che a libri, descrizioni di vie e molto altro si può chiedere direttamente agli addetti (molto preparati) come sono le condizioni delle varie montagne in quota.
Chiediamo le ultime informazioni (specialmente la meteo è davvero un mistero da queste parti: 4 bollettini danno 4 previsioni diverse), lasciamo in deposito uno zaino con qualche effetto personale di valore che non vogliamo lasciare incustodito nel Justy e ci prepariamo per salire con il trenino di Montenvers (insieme a molti altri turisti meno... alpini).
Salendo con il trenino non possiamo che notare la verticalità del Grand Dru e del solco grigio su sfondo rosso dove una volta c'era il Pilier Bonatti (caduto quasi interamente durante una frana nel 2005); la roccia sui Drus non è delle più stabili e solo qualche giorno fa c'è stata una nuova, seppur più piccola, frana.

A pomeriggio inoltrato giungiamo in cima al trenino Montenvers e scendiamo sulla Mère de Glace per dirigerci verso il Rifugio; per raggiungere questa lingua di ghiaccio doppiamo scendere da alcune scalette di ferro posizionate sul lato della montagna: questi interventi umani verrebbero visti in molte altre montagne come uno stupro alla natura selvaggia delle Alpi ma qui, nella capitale dell'alpinismo, le attività di montagna sono anche un grande motore economico, motore "potenziato" da qualche confort per gli alpinisti più "plaisir".
Dopo aver risalito il ghiacciao per qualche centinaio di metri delle scalette simili alle altre ci riportano sul fianco della montagna per prendere il sentiero che ci porta in capanna.

Fortunatamente la capanna non è super affollata e le guardiane sono molto accoglienti (la famosa Babeth citata anche sui libri del Piola non gestisce più il rifugio, ma le sue sostitute sembrano all'altezza della reputazione!!). Dopo una ghiotta cena (non sempre si mangia del cous-cous in capanna!!) rimaniamo alzati come ultimi prima di andare a dormire: dopotutto noi ci sveglieremo tranquillamente verso le 7 per recarci verso la Tour Rouge che si trova a 15 minuti di cammino dietro la capanna mentre altri si alzeranno ben prima dell'alba per mete più ardite.

La mattina di martedì partiamo baldanzosi verso la via "Marchand de Sable": una classica d'arrampicata sportiva targata Michel Piola (e chi altrimenti!?) che dovrebbe farci capire come siamo messi fisico-mentalmente e dovrebbe permetterci di calibrare il tiro in vista delle prossime ascensioni nel prosequio della settimana. La salita, in parte da integrare con protezioni veloci (nuts e friends), non è troppo dura (tranne qualche placca insidiosa... dopotutto pure il Michel ammette che sulle placche il grado è "duro") e saliamo senza troppi patemi d'animo. Purtroppo dopo un paio di tiri il Bérna, nel tentativo di superare una pancia, si ritrova a urtare su una piccola cengetta dopo uno scivolone: la caviglia è un poco dolorante ma non sembra nulla di grave. Nonostante il contrattempo decidiamo di continuare e saliamo un paio di tiri in più. Il tempo però volge al brutto e la caviglia non migliora, è tempo di buttare le doppie!

Torniamo alla capanna e, dubbiosi, valutiamo le condizioni meteo e la caviglia del Bérna: domani il tempo volge al brutto e scendere sotto la pioggia con una caviglia malridotta non è una buona idea. Per questo verso le 15 scendiamo a valle. La discesa risulta molto più laboriosa e lunga del previsto: la caviglia del Bérna peggiora, è costretto a doparsi e io a caricarmi parte del suo carico.
Più scendiamo e più ci rendiamo conto che rischiamo di perdere l'ultimo trenino in discesa (ore 18:30 death-line!!): dalle prime scalette mettiamo il turbo (per quanto possibile) ma al mio arrivo alla stazione la sorpresa è amara: sono le 18:31 e il treno è già andato. La situazione non è rosea: il Bérna soffre e stringe i denti ma scendere ancora 1000 m per arrivare a Chamonix non è possibile, pure io risento della discesa e risalita a rotta di collo con doppio sacco.
Mentre cominciamo a dubitare davvero sul da farsi un raggio di sole illumina la serata: incontriamo un signore che ci avverte che questa sera si terrà una cena speciale all'hotel Montenvers e che verso le 20 un treno speciale scenderà a Chamonix: visto che il Bérna è infortunato ci permettono di scendere con loro, che fortuna!!

In paese troviamo una sistemazione per la notte e ci sbafiamo un'ottimo hamburger canadese alla Micro Brasserie de Chamonix; cosa fare lo decideremo domani con calma ma la caviglia si è pure gonfiata e capiamo che probabilmente questa avventura è finita anzi tempo!!
Il giorno dopo in effetti non abbiamo altra possibilità che girare i tacchi e dopo una Tartiflette (because in Tartiflette we trust) saltiamo in auto e salutiamo Chamonix... ma non temete: torneremo!! :D

Si prepara il materiale per salire all'Enverse
Il razzo di Sagogn
Trenino Montenvers
Attenzione: ultima discesa ore 18:30!!
Bérna e i turisti nella terrazza sopra la mère de glace
parco avventura
si avanza nella mère de glace, in fondo le Jorasses
Il Dru con la sua cicatrice
Ancora scalette, stavolta si sale però
Quasi "come chi veri"
Spunta anche il Dente del Gigante
La marcatura accessi è una cosa seria!
La mattina il tempo è bello e il Dentone lo vediamo bene... magari tra un paio di giorni...
Primo tiro della via Marchand de Sable
Ultimo tiro salito... siamo sotto il tettuccio
Bèrna distrutto
Il sam-splint serve a qualcosa!!
L'arc en ciel ci saluta beffardo mentre scendiamo
Il mega hamburger per recuperare le energie!!
Chamonix