Kuffner al Piz Palü


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By zughi - Posted on 01 August 2012

Ho sentito molto parlare dello Sperone Kuffner al Palü; questa salita è una classica delle alpi che presenta difficoltà mai troppo facili ma nemmeno troppo dure regalando una salita non banale e molto interessante: ecco cosa si legge in praticamente ogni recensione su internet. Poco male se qualcuno ha patito freddo da queste parti, quando arriveremo noi sarà sicuramente bello!
La realtà si sà, non è sempre come ci si augura e in effetti quando con Paso decidiamo di andare in ogni caso alla Diavolezza le previsioni meteo non siano molto rosee. Non demoralizziamoci: andiamo là e qualcosa facciamo!

Dopo aver incontrato a Splügen il Bérna (quasi ripreso dalla botta alla caviglia) per farci dare gli ultimi armamentari (ramponi+vite da ghiaccio) e aver fatto un pranzo da menu-fit poco fuori Chiavenna al Crotto Ghiggi (polenta taragna, salsiccia alla piota, ecc) arriviamo alla "chamanna Diavolezza" in cima agli impianti e capiamo il perché dei 69.- per la mezza pensione: a parte il nostro dormitorio con stanza da 16 e il nome, per il resto questo è un hotel e pure di lusso!

Le cime del Palü e del Bernina sono nascoste da una coltre di nuvole e quindi non possiamo vedere la nostra meta. Decidiamo prima di cena di fare un giretto per vedere almeno la prima parte di avvicinamento alla via (partiremo al buio, quindi è preferibile non perdersi anche se in questo caso sarebbe davvero difficile!!). Incontriamo degli Austriaci e scopriamo che vogliono anche loro salire la nostra stessa via ma non sembrano molto ferrati in topografia...
Rientrati all'hotel ci sbafiamo la cena gourmet a 4 portate e andiamo a letto presto: domani la sveglia sarà alle 3:45. Nel nostro dormitorio tedeschi, francesi e svizzero-tedeschi. Sembra però che ci sia gente poco abituata a vivere in capanna: tutti portano picozze varie fin nella stanza, durante la notte continuano a suonare orologi, telefoni cellulari e il signore che dorme da parte a me sembra non poter stare fermo nella stessa posizione per più di 2 minuti. Che nottataccia!

Ancora intontiti ci svegliamo ben prima dell'alba, colazione gourmet (succo d'arancia, caffé molto buono, nutella, cornetti, treccia, ecc ecc) e siamo pronti a partire: alcune cordate sono già davanti a noi ma non ci badiamo troppo!! L'avvicinamento sui ghiaioni va liscio come pure il primo tratto di ghiacciaio. Mentre passiamo sotto e accanti ai grandi seracchi che portano alla base dello sperone raggiungiamo una cordata da 4 Svizzero-tedeschi che pure loro mirano alla Kuffner, la meteo sembra buona, a parte qualche nube all'orizzonte, e in poco meno di 2 ore raggiungiamo la base dello sperone.
Qui però non possiamo più fingere: dobbiamo proprio constatare che la cresta non è proprio in condizioni ottimali. Uno strato di neve ricopre i sassi ma la verticalità dello sperone e il fatto che i cm di neve sono solamente 4 o 5 non permettono di camminare facilmente su di essa. Anche se non ne discutiamo è chiaro che ci aspettavamo altre condizioni, però il tempo è ancora bello e la situazione non è poi così grave: magari saremo più lenti ma in cima ci arriveremo senza rischiare troppo!

Mentre cominciamo a salire le prime placche coperte di neve vediamo sopraggiungere anche i 4 Austriaci che, strano a dirsi, hanno ranzato l'avvicinamento e hanno attraversato troppo in alto trovandosi poi sopra l'attacco dovendo quindi abbassarsi nuovamente.
Dei 4 Svizzero-tedeschi scopriamo che uno è aspirante guida alpina e sembra molto in gamba; lui continuerà la salita con una ragazza, mentre gli altri 2 componenti della cordata non se la sentono di attaccare lo Sperone in queste condizioni; li vediamo quindi scendere e continuare sulla via normale.

Saliamo i primi metri abbastanza spediti anche se non ci arrischiamo ad andare troppo "in conserva" visto che il fondo è infido (siamo costretti a salire tutto lo sperone con i ramponi ai piedi); l'aspirante guida ci lascia passare visto che sembriamo un poco più veloci.

A incasinare il tutto ci pensano i nostri amici Austriaci. Si dividono in 2 cordate, una delle quali (molto lenta) non sappiamo nemmeno a che ora finisce la salita. L'altra cordata sembra invece molto efficente oltre che poco gentile: senza chiedere niente il capo cordata si infila in mezzo alla nostra cordata e crea scompiglio anche con gli Svizzero-tedeschi. Decidiamo di lasciarlo passare pensando che il loro comportamento sia dettato dal fatto che siano molto forti, poco dopo decidono però di fare una deviazione sulla sinistra su delle placche infime mentre noi restando sul versante ovest dove c'è più neve ma il terreno è più facile. L'aspirante guida forse intuisce il problema e decide di fare una variante direttamente sullo spigolo e con la corda molto corta macina metri su metri fino a superare noi e gli Austriaci. Mentre torniamo sul filo di cresta ecco di nuovo che ci troviamo gli Austriaci (che si erano attardati nella "variante lenta") in mezzo ai piedi: non cambiano strategia e mentre il secondo fa sicurezza appena sotto di noi il capo-cordata si infila ben benino in mezzo alle altre 2 cordate mettendo in crisi la povera ragazza con l'aspirante guida. Quest'ultimo si innervosisce un poco ma con mestiere riesce finalmente a seminare gli indesiderati inseguitori.

Noi siamo forse meno furbi e scaltri, decidiamo che per evitare gabole lasciamo (ancora una volta) andare avanti gli Austriaci (che in ogni caso ci sembrano abbastanza forti e più veloci di noi). Alla fine capiamo che non siamo proprio di fronte a due emuli di Ueli Steck e in diverse occasioni siamo costretti ad attendere dietro di loro (in queste condizioni non è neppure facile fare deviazioni per superare).

Il tempo oltretutto si guasta e a tratti nevica pure, per questo il proseguio della salita non è di certo plaisir. La cresta non è mai estrema, ma queste placche coperte di neve, con sassi bagnati e persino del verreglas non ci ispirano molta sicurezza e siamo costretti a proteggerci un po' più del normale: fortunatamente i miei collaudati camalot C4 funzionano a meraviglia. Presi come siamo dalla salita non ci fermiamo nemmeno per bere e mangiare. Verso le 13 e dopo 6 ore di cresta (non di certo un record mondiale di velocità, ma viste le condizioni e i rallentamenti vari nemmeno così scandaloso) siamo in cima allo sperone Ovest. Purtroppo la nuvole non ci regalano un gran panorama, facciamo perfino fatica a vedere la cima centrale che si trova solamente a qualche centinaio di metri da noi, ma dopotutto siamo contenti per la salita impegnativa.

Mangiamo e soprattutto beviamo qualcosa e poi giù, fortunatamente la discesa è ultra tracciata visto che la via normale è molto battuta (anche stamattina abbiamo visto diverse decine di alpinisti salire lungo il percorso nomale). Lo scenario che lasciamo è davvero imponente: sulla nostra sinistra lo sperone che abbiamo appena salito si presenta in tutta la sua verticalità e i crepacci che aggiriamo si aprono voraci. La poesia del luogo non viene nemmeno intaccata da una repentina fermata a metà strada per problemi idrici del Paso: i vari menu gourmet del giorno prima hanno lasciato il segno!!

Verso le 16, dopo 11 ore e mezza di peripezie siamo di nuovo alla stazione della Diavolezza, giusto in tempo di una panaché e scendiamo a valle. Questa sera cenetta remember Kalymnos: di certo la vita da quelle parti era più tranquilla! :D

Foto: Paso, tutti i diritti riservati

Sperone Kuffner
Le vette attorno al Palü tra le nuvole
Seracchi
La cresta innevata
Si sale
Lo sclero degli austriaci
Visione dall'alto
Foto di vetta

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