Allalin


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By zughi - Posted on 22 September 2012

C'è chi dice che la performance della salita di una montagna non si può quantificare con i soli numeri (metri saliti, altezza della montagna o grado di difficoltà) ma piuttosto dall'intensità delle emozioni provate. Bisogna insomma relativizzare ogni salita rispetto alla propria persona: la via più difficile che saliremo nella nostra vita sarà, per alpinisti più forti di noi, solo una facile passeggiata.
Allo stesso modo quello che per noi è un facile 4000 "di donn" (come si dice in dialetto) per chi non ha mai superato la fatidica quota con il "4" sarà comunque un'impresa da ricordare. È con questa premessa che apro questo post perché la salita di cui voglio parlare non è sicuramente una delle più difficili o eroiche, ma la ricorderò sicuramente per le emozioni (mie e di coloro che erano con me) provate durante la giornata.

Fin da piccolo i miei genitori mi hanno portato a passeggio tra le montagna, soprattutto in Leventina; trascorrevamo infatti tutte le estati nel piccolo paesino di Tengia: questo era il campo base da dove partivamo per le gite di giornata. Dopo essere cresciuto ho continuato a coltivare questa passione per la montagna entrando nel gruppo OG e dedicandomi (oltre a quello che oggi viene chiamato "trekking"... perché passeggiate non é trendy) all'alpinismo, arrampicata, escursioni con gli sci, ecc.

Con una sorta di scambio di ruoli mia mamma, che quest'anno ha soffiato 50 candeline, mi ha chiesto come regalo di accompagnarla nella conquista di un 4000 (quota da lei mai raggiunta). L'idea di dormire in un'affollata capanna non l'attirava particolarmente, per questo la scelta è caduta sull'Allalin. Con gli impianti di risalita si può infatti guadagnare facilmente quota e, partendo da Saas-Fee, la salita è fattibile in giornata.

Partenza quindi il 2 di agosto con il bolide di mio fratello (anche lui ci accompagnerà sulla vetta, mentre mio papà deve rinunciare all'ultimo) e prima tappa dopo il passo del Furka: dal Belvedere si raggiunge facilmente il ghiacciaio del Rodano dove ci esercitiamo a muoverci su di un ghiacciaio con i ramponi ai piedi e in cordata: mio fratello non ha mai camminato su un ghiacciaio e le conoscenze alpine di mia mamma sono ferme agli anni '70 del secolo scorso quando anche lei girava con gli OG di quel tempo... meglio fare un po' di teoria e pratica per poterci muovere velocemente domani!

Tornati sulla strada fermata gastronomica scendendo dal passo del Furka per una Käseschnitte (pranzo fitness) e puntiamo su Saas-Fee. Dopo aver lasciato l'automobile all'autosilo entriamo nel paese completamente pedonale (gli unici mezzi di trasporto che possono aggirarsi tra questi vicoli sono i "birocc" elettrici) e troviamo il nostro hotel (questa volta facciamo i lords!!). Finiamo la giorata con un classico giro "da turisti", compresa la discesa sulle slitte sui binari per me e mio fratello che torniamo bambini per 5 minuti... sembra davvero di essere tornati indietro di quasi 20 anni mentre sfrecciamo da parte a nostra mamma che ci fa le foto!!

L'indomani ci svegliamo all'alba, facciamo colazione e depositiamo i bagagli all'automobile. Al posteggio ci raggiunge un inconfondibile rombo: è il razzo di Sagogn con a bordo il Bérna che ci accompagna durante la salita (per mantenere l'acclimatamento in vista del GS2 di alpinismo). Alla partenza degli impianti incontriamo una folla di sciatori che sgomitano per salire ad allenarsi. I signori degli impianti sono gentili e ci lasciano "tagliare" la coda (e con noi gli sciatori di coppa del mondo... gli juniori invece devono farsi le ossa nella bolgia!!); siamo quindi tra i primi ad arrivare ai 3400 m della cima del "metro-alpin". Tra i vari vIP del circo bianco intravvediamo anche Svindal ma non ci lasciamo distrarre e cominciamo a prepararci (ramponi, imbrago, ecc ecc).

Il tempo è un po' incerto (qualche nuvola ci gira attorno) ma in generale abbiamo fortuna e anche per questo la salita è abbastanza rapida... di certo sarebbe difficile perdere la traccia (una vera pista da Yak come dicono da altre parti). Senza nemmeno accorgercene, dopo una piccola sosta per 2 foto al cervino, siamo alla crestina finale e poi attaccati alla croce di vetta per le foto di rito!!

È vero che la gente che gira è tanta (e si potrebbero aprire molte parentesi sulla preparazione di molti "alpinisti" che si vedono qui...) ma salire questo 4000 con metà della mia famiglia è una bella emozione e per l'occasione "stappiamo" una lattina di spumante (per dovere di cronata devo ammettere che la qualità del prodotto è davvero scarsa) e festeggiamo così questa piccola-grande avventura.

Una volta scesi al ristorante girevole ci concediamo un bel pranzetto sostanzioso per riprenderci dalle fatiche... mia mamma già pensa ai prossimi obbiettivi... il Kilimanjaro per i 60? vedremo!!

Esercitazioni al Belvedere del Furca
Quello che rimane del ghiacciaio
I bambini giocano
Si parte!
Sullo sfondo il Cervino
mezza famiglia Züger davanti al Cervino
Ultimi metri di salita
Crestina finale
Foto di vetta!
Lo spumante!!

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