La via della fede...


mino's picture

By mino - Posted on 24 November 2012

Questa storia incomincia per caso... Il progetto era l'oramai chiodo fisso della parete di Osogna, per la via "Apriti Cielo". Finalmente sembrava tutto potesse andare bene, ma come tante altre volte, alla natura non si comanda e ancora al giovedì mattina, per i prossimi giorni si prevede la pioggia. Sappiamo bene quanto possa essere un grande problema e la decisione a noi più saggia è ancora una volta quella della rinuncia, o meglio detto, del rinvio. In serata cambiano però le regole e il bello sembrerebbe persistere più del previsto. Un ultimissimo pensiero al progetto... ma a piani cambiati, gli spazi "vuoti" sono già stati riempiti di impegni. Puntiamo dunque ancora alla montagna decidendo di spingerci in Valle Verzasca a ritrovare quella stupenda parete del monte Eus: dopo "vai col Blues" e "cacciatori di pareti", questa volta vorremmo lanciarci su "va pensiero".
La mattina seguente si parte presto. Alle 06:30 il Züghi è sotto casa, ma quando esco i primi dubbi si insediano nelle nostre teste: il suolo è bagnato... Lo sarà anche la parete? Saliamo fino a Vogorno, dove la risposta sembrerebbe essere affermativa.
Urge un n-esimo cambio di piani. Valle Verzasca e Valle Maggia abolite dal clima. Scorrono le altre idee: i primi 10 tiri di "apriti cielo"? ... mhmm... meglio lasciarli per un unico "push" di tutta la via. "Moloch"? Mah... la motivazione per lanciarci su un 6c obbligatorio expo con protezioni precarie ci manca un po'. "Prigionieri del Paradiso"? Eh... perché no? Poi inizia la nostra storia: "... e se andassimo a chiodare qualcosa?" La motivazione si riaccende come un fuoco in una fabbrica d'ossigeno. Ancora prima di recuperare trapano e chiodi già sappiamo dove andare. È quella parete che ho sempre osservato dal treno rientrando in Ticino, sovrastata dalla sua chiesetta di San Martino. Ho sempre pensato si trattasse della parete di Lavorgo, ma forse dovremmo chiamarla la parete di Calonico.

Recuperato un po' di materiale dal Max e dal Do-it saliamo rapidi verso Lavorgo, dove in poco tempo raggiungiamo il parcheggio. Risaliamo dunque la montagna costeggiando la falesia di Lavorgo, con verosimili impegnativi tiri di placca. Continuiamo a salire cercando lei. Guadagnato un importante dislivello ci accorgiamo che la parete sta dall'altra parte di una valletta e che noi siamo saliti nel mezzo fra lei e la falesia. Quando ci avviciniamo al ciglio per scrutarne la forma, con altrettanta sorpresa ci accorgiamo che il "sentiero" da noi risalito è un percorso noto, testimoniato da una "gamella" trovata quasi in cima. Il libro ci dice che abbiamo percorso "la via del campanile"... è qui che il nome ci nasce spontaneo: la via che stiamo cercando noi è quella della fede. Non si tratta di religione, ma di un misto fra credere in ciò che facciamo e un po' d'ironia, salendo proprio sotto la chiesetta che la sovrasta (e in un secondo tempo ci accorgeremo che la fede sarà ancora da richiedere alle qualità della roccia ;-)). Dalla chiesa stessa troviamo poi un comodo sentiero che ci porta velocemente ai piedi della parete. Qualche rifiuto testimonia l'abitudine selvaggia degli abitanti del paese a utilizzare il dirupo come discarica... Per fortuna, probabilmente la zona è già stata ripulita in tempi più recenti.

Siamo dunque alla ricerca di fessure per aprire una linea percorribile con protezioni veloci. Se ne intravedono due, sull'estrema destra e poco più a sinistra. La linea di destra prevede un camino strapiombante apparentemente non di roccia sanissima... a sinistra un diedrino con roccia dubbia, ma poi una larga fessura sale fino alla cima: è lì dunque che andremo! Il "classico" tiro di paglia decide che sarà il Züghi a partire. Carico di Friends e Nuts si lancia dunque per quella che sarà "La via della fede". I primi metri di via sono molto belli, ma già qualche sasso traballa qua e là. Il diedro è altrettanto bello, anche se la roccia diventa a tratti crostosa. Arriva poi alla traversa prima del fessurone e con grande piacere, si arrampica bene in libera e si lascia proteggere bene. Viste le numerose protezioni utilizzate si decide poi per una prima sosta. Piazzati due spit ecco prendere vita il primo tiro :-). Dopo aver recuperato il materiale seguo le orme del Züghi e nonostante la qualità della roccia non ottimale (migliorabile con ampia pulitura?) i movimenti sono belli e tutti facilmente percorribili in libera. Inizia poi il secondo tiro. Con grandissima delusione la qualità della roccia non è ancora ottimale :-P. Un primo placement con un Friend BD del 0.3 diventa dopo varie grattugiate di crosta un placement da 0.5. Entrato nel fessurone è invece il Friend del 4 a fare da padrone (un 5 non ci starebbe neanche tanto male, ma purtroppo non ce lo avevamo). Si continua poi per "lavagne" e lame alle quali mi attacco delicatamente con il fiato in gola. Dopo una quindicina di metri dall'ultima sosta dovrei entrare in un caminetto crostoso: probabilmente con dei Friends del 5 e/o del 6 si proteggerebbe bene, ma dal momento che non li abbiamo e indeciso se proseguire sugli apparenti sfasciumi decido che è meglio piazzare una bella sosta :-). Il Züghi segue e come nel tiro precedente, la libera è un piacere. Discusso il fatto e il da farsi, decidiamo per oggi di fermarci qui e di provare piuttosto a liberare la via percorsa dalle parti pericolanti. Parte dunque una serie di frane provocate fra sassi, lame e "lavagne" che precipitano alla base della parete! Uff... chissà se un giorno la via sarà davvero percorribile in sufficiente sicurezza :-P.

Di nuovo alla base scendiamo poi a valle per un comodo sentiero. Il percorso è ancora discretamente lungo, suggerendoci come accesso per la prossima volta la comoda discesa diedro la parete da Calonico. Lasceremo ora alla pioggia imminente la ripulitura parziale dei sassi, prima di ritornare sul posto a continuare la via. Non sappiamo ancora se sarà qualcosa di bello, ma come ci suggerisce la via stessa, al momento abbiamo fede...

Il saggio scruta con fede la parete
La parete da Calonico
La parete dal sentiero che ci porterà alla base
Il diedrino della partenza
Sulla destra si intravede la fessura larga che solca tutta la parete
Si parte!
Uno spuntino prima di partire
Sul diedrino del primo tiro
Qui si affatica la testa nella fede che la roccia tenga...
Prima sosta
Il traversino dal diedrino al fessurone
Nel fessurone del secondo tiro
Caminetto marcetto
... che sia la scelta giusta???
Seconda sosta. Da notare che il pilastrino sul quale è appoggiato il Züghi si staccherà completamente :-P !

Recent comments