Finalmente in montagna... ed era anche ora!


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By zughi - Posted on 29 March 2011

Dopo mesi e mesi rinchiusi a tirare plastica sognando epiche imprese sulla roccia vera riusciamo a uscire all'esterno per quello che si rivela un week end lungo, divertente e intenso!!

I piani erano chiari: sabato a Lodrino (con Bérna e Bruno) ci alleneremo nelle tecniche di salita “in artificiale” sulla via del Max mentre domenica io e Bruno attaccheremo la cima di Eus... come ogni piano però è stato modificato più e più volte.

Durante tutta la scorsa settimana la nostra preoccupazione è stata controllare la meteo che purtroppo per quel che riguardava il week end sembrava riservarci brutte sorprese. Mentre io ero in quel di Sagogn a lavorare (a dire il vero ben poco visto che le piste erano praticamente vuote) il Bruno si godeva qualche giorno di meritato riposo in Ticino... ma allora perché non anticipare un poco i piani in modo da sfruttare il bellissimo giovedì che si prospetta? Detto fatto: prendo vacanza e mercoledì sera ritorno in Ticino dove mi trovo con Bruno e assieme a lui andiamo a trovare il Max: abbiamo molto di cui parlare, ma non voglio svelare tutto ora!! Diciamo che però ci ha dato materiale e qualche dritta importante per affrontare la sua via in artificiale.

Giovedì ore 6:12 prelevo Bruno a Minusio e come razzi ci infiliamo in Val Verzasca; un'occhiata alla diga (anche li ci starebbero bene le prese...) e siamo a Lavertezzo a smistare materiale e decidere quanti rinvii e friends prendere (“quel gross dala kong sì o no?”).

Ci incamminiamo verso la parete e dopo aver superato il ponticello sospeso affrontiamo la seconda parte del sentiero che si impenna per guadagnare quei metri di dislivello che ci separano dalla nostra meta (anche quest'anno abbiamo ranzato il vortice anti-gravitazionale e quindi ci tocca soffrire!!).
Si prospetta una giornata magnifica senza una nuvola e dopo una mezz'ora il sole fa capolino tra gli alberi ancora spogli ad eccezione dei noccioli che già si colorano del giallo tipico dei suoi fiori, fiori che tanto odio viste le mie allergie (questo passaggio poetico è un tributo al poeta!!).

Attorno alle 9:30 siamo ai piedi della parete e spostandoci verso sinistra intravvediamo le linee delle varie vie che affrontano questa parete finché una chiara scritta gialla “Cacciatori di pareti” ci fa capire che è ora di mettere le pedule!!

Il rito del “tiraggio della paglia” decreta che sarò io a cominciare, per cui mi preparo di tutto punto mentre lascio a Bruno il compito (ingrato) di caricarsi il sacco con scarpe, borracce, cibo, ecc per questo primo tiro (abbiamo deciso di scendere dal comodo sentiero una volta raggiunta la cima invece di affrontare le calate in doppia, purtroppo ciò implica un peso non indifferente per il secondo di cordata che porta tutto il materiale non da parete).

Dopo una mini-indecisione iniziale il tiro passa via liscio tra qualche chiodo (pochi) e qualche fessura dove incastrare una protezione veloce. Dopo un altro tiro di riscaldamento si entra nel vivo della via con i tiri più duri. La difficoltà tecnica è (per noi) elevata ma normalmente è racchiusa in un paio di movimenti per ogni tiro: per cui è facile aiutarsi con i chiodi laddove non riusciamo a progredire in libera. In ogni caso la via è davvero interessante, varia e abbastanza sostenuta a livello fisico (sicuramente per noi che siamo alla prima uscita stagionale) ma in ogni caso il largo uso di spit la rende molto abbordabile.
Dopo la cengia (mini-pausa pranzo) affronto il diedro che dovrebbe essere il tiro “clou” della via: in effetti è un bellissimo tiro incuneato in un diedro, purtroppo anche qui la grande quantità di chiodi non lo rende “indimenticabile” (anche se tra il primo e il secondo spit la fessura bagnata e la difficoltà di integrare le protezioni mi fa penare un poco!!).
Bruno tira quindi l'ultimo tiro e dopo circa 6 ore di progressione siamo alla fine della via, rimettiamo le scarpe da trekking (che ora ci sembrano comodissime) e ci avviamo verso la cima vera e propria che si trova circa 200m sopra di noi: da dietro una montagna ci fa capolino un'altra parete ancora illuminata dagli ultimi raggi di sole che da tempo sogniamo di conquistare: l'Alnasca!

In cima purtroppo troviamo una buona quantità di neve molle che ci rende molto difficoltoso il percorso che ci porterà ai monti d'Eus ma dopo una mezz'ora di sprofondamenti vari riusciamo a raggiungere il sentiero che ci porterà nuovamente alla nostra macchina.

Venerdì sia io che Bruno siamo richiamati a Zurigo per obblighi rispettivamente lavorativi e scolastici, inoltre un collega malato obbliga Bruno a lavorare anche di sabato lasciando solamente la domenica quale giorno libero per i nostri progetti.

Per sabato decido quindi di andare a fare pelli di foca con Martino e Mario: nonostante sia la mia prima gita dell'anno sono contento di non essere completamente fuori forma e inoltre devo dire che mi diverto davvero (complice buona compagnia, un'altra giornata stupenda e una meta inspiegabilmente poco frequentata: la cima di Val Piana passando dalla Val Cavagnolo, normalmente una classica).

Sorvolando sul disastroso sabato sera in quel di Ambrì, domenica mattina mi ritrovo con Bruno, tutti e 2 un po' intontiti dal cambiamento di ora ma pronti per una nuova giornata verticale.

Nonostante la pioggerellina ci spostiamo a Lodrino per tentare la nostra prima esperienza in arrampicata artificiale: i tetti che sovrastano la parete dovrebbero tenerla abbastanza asciutta e per salire con scalette, friends, nuts, cliffhanger, ecc non c'è bisogno il bel tempo!!

Il tiraggio del paglia (o meglio, in questo caso del rametto) ancora una volta decreta che sarò io a partire e quindi ancora più carico di giovedì attacco la parete: dopo un poco di titubanza iniziale (non è facile fidarsi subito di un nut dell'uno incastrato malamente) comincio a capire come muovermi (ringraziamo Max per i preziosissimi consigli) e arrivo alla sosta dove comincio a recuperare con un paranco la Cassy (=Saccone=haul-bag) carica di un po' di materiale (per simulare una situazione reale) mentre Bruno si “Sjumara su” con molta grazia!!

Dopodiché passa Bruno davanti e dopo un tiro su “bulloni” piazza la corda per affrontare il “little-king-swing”. Ancora un altro tiro dove anche Bruno può giocare con le varie protezioni veloci e decidiamo discendere visto che la sera si avvicina.

Tutto sommato ci divertiamo e cominciamo a capire come muoverci ma abbiamo ancora bisogno di molta esperienza per poter ottimizzare il tutto!!

E così dopo 3 giorni molto intensi e interessanti si chiude qui il primo vero appuntamento OCTP per l'anno 2011... ma se tutto va bene tra una settimana saremo di nuovo “on the road!!”.

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Peggio di David
Partenza per Lodrino
Salamandra
Luna Bösa
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Materiale e materiale
Primi passi
Brunin sulle staffe
La Cassy
Dopo la Sjumarata
Bruno in doppia

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