Cresta NNE del Poncione di Piotta (2439)


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By zughi - Posted on 18 July 2013

Era da qualche tempo che non andavo in montagna con Mario e, quando qualche mese fa mi ha proposto un week end allo sbaraglio, non potevo che rispondere positivamente. La prima proposta è stata quella buona: spigolo NNE del Poncione di Piotta, un itinerario che da tempo volevamo affrontare. Si tratta di una via aperta da Max, Piero e Geo nel 1986 che, complice un avvicinamento un po' lungo e forse il fatto che non sia stata "addomesticata" con spit, scalini inox, corde fisse, canaponi, e così via, è poco frequentato. Peccato perché l'itinerario e la zona sono davvero interessanti, ma meglio così perché, a differenza della celeberrima VAV che pure tocca la vetta del Poncione di Piotta, in questo modo mantiene un fascino selvaggio.

Ritrovo verso le 11 di sabato 6 luglio chez Baranzini-Pedroni e ultimi preparativi. Non abbiamo idea delle condizioni in cui si trova il rifugio dell'alpe Piotta, per cui decidiamo di prendere anche il minimo per un'eventuale notte sotto le stelle. Per la cena Mario decide di testare delle buste di cibo liofilizzato che aveva in casa... speriamo bene!!
Molto gentilmente Manuela ci porta fino ai monti di Lodrino e da qui ci addentriamo nell'omonima valle. Il tempo è torrido, la valle lunghissima ma per fortuna il sentiero si snoda nel bosco dandoci un poco di refrigerio. Troviamo pure un "tubo" d'acqua dove riempire le borracce (ho speculato di trovare una fontana durante il tragitto e quindi sono partito senza liquidi).

Dall'alpe di Drosina ("libera") di Sotto lasciamo il sentiero comodo per cercare il sentiero più diretto verso l'alpe Piotta che però si è imboscato (nelle nuove cartine non viene più marcato ma l'abbiamo scovato su una carta degli anni '80). Dopo qualche "fungiatada" tra bosco e letto del fiume troviamo finalmente la traccia del vecchio sentiero; in realtà basta seguire gli ometti sul letto del fiume (traccia un poco a zigzag) per qualche centinaio di metri per poi prendere l'evidente sentierino che sale a destra sul pendio all'altezza dell'ultimo ometto.
Il sentiero, che fin'ora era piuttosto pianeggiante, si impenna. Fortunatamente è ancora abbastanza ben tenuto ma dobbiamo comunque guadagnarci gli ultimi metri di salita. Veniamo totalmente ripagati all'arrivo all'alpe Piotta: quale bivacco, questo è un hotel super lusso!! Cinque comodi posti letto, cucina a gas, radiolina che prende la mitica radio Zeta e soprattutto: birrette in fresco nel fiume lasciate dagli operai che stanno sistemando il canvetto!! Scambiamo le birrette tiepidine che abbiamo nello zaino con delle birre super fresche e ci godiamo la splendida serata in totale solitudine.

Dopo esserci gustati i menu liofilizzati (uova strapazzate con cipolle: ok; pasta al salmone: ok; crèpe: arghh!!) diamo un'occhiata al libro di capanna. In un solo libro ci sono tutte le annotazioni da inizio anni '70 fino ad oggi, segno che non sono molti coloro che passano da queste parti (peccato... ma meglio così). Scopriamo molti nomi che conosciamo e scopriamo pure che la capanna è curata da alcuni cacciatori che la usano come campo base per le loro scorribande.

Dopo una notte tranquilla ci svegliamo all'alba e, dopo esserci gustati un'ottimo birkermüsli liofilizzato, partiamo verso la cresta. Non esiste un vero sentiero e gli ultimi metri li guadagnamo con fatica tra arbusti e piantelle. Arrivati alla base della cresta ci prepariamo e cerchiamo, da buoni alpinisti, il "punto debole" per attaccare. Dopo qualche tiro su placche guadagnamo il filo della cresta (siamo partiti un poco a destra di esso). Fino a qui l'arrampicata è facile fatta eccezione per un paio di passaggi un poco più "arzilli". Sono troppo abituato a muovermi con le mie belle peduline e degli scarponi non mi fido ancora al 100%!! Giunti al punto dove la parete diventa più verticale incontriamo i vecchi chiodi a fessura piantati dagli apritori che immettono (traversando per qualche metro a sinistra) nel punto chiave della via: il "diedro nero" (Brenna dixit) o come sarebbe meglio chiamarlo "diedro delle vacche" (dedica molto romantica fatta dagli apritori...). In realtà questo passaggio non si rivela così duro (attorno al quinto grado e in ottica moderna sarebbe fattibile totalmente "clean"), i vecchi chiodi sono ancora ben piazzati e un paio di chiodi più nuovi sono stati aggiunti. Vinta questa difficoltà continuiamo, quasi sempre a corda corta, verso la cima. Superati gli ultimi torrioni ci congiungiamo con la via normale (bollini rossi) e da qui possiamo tranquillamente scordarci e camminare su terreno facile verso la cima.

Mangiamo qualcosa, un paio di foto (peccato per le nuvole) e siamo pronti a scendere; non prima però di aver firmato e letto il libro di vetta. Grazie alla VAV il Poncione di Piotta è letteralmente preso d'assalto da una miriade di gente che scrive in tutte le lingue, ma di certo il sorriso più grande ce lo strappa il "poeta alpino" che ci regala una paginetta in rima come apertura del libro!!

La discesa fino all'alpe è da farsi un poco "a naso": per questo decidiamo di continuare verso ovest sulla VAV fino a un grosso "buco", da qui su cengette erbose ci abbassiamo fino alla neve sotto la cresta e poi, tra prati e sassaie, fino alla capanna.
Pulizia veloce e scendiamo verso valle: la valle di Lodrino è infinita!! Una vera e propria smarronata totale!! :D
Finalmente (non ci sembrava più possibile) arriviamo di nuovo ai monti di Lodrino dove arriva nuovamente Manuela a recuperarci.

Riassumendo davvero un bel weekend selvaggio: fatta eccezione per una coppia di tedeschi sulla vetta abbiamo solamente incontrato qualche camoscio e qualche marmotta.

Riassunto tecnico, tempi:
Da Lègri all'alpe Piotta: 4h30'- 5h
Alpe piotta - attacco cresta: 30'
Cresta: 4h-6h (difficoltà massima: V grado)
Discesa fino a Légri: infinita!!
Relazioni più dettagliate possono essere trovate sul libro del Brenna come pure su "Keep Wild - Tessin".

(parte del) Materiale
Partenza
La vespa con cui Max saliva all'alpe nei suoi anni ruggenti
Drosina (libera) di sotto
La nostra meta... spigolo ben definito
Investito dalla vespa o morto di stenti tentando di scendere a valle??
Alpe "deluxe" Piotta
Aperitivo
Uova strapazzate con cipolle: primo gourmet
Cibo da veri avventurieri
Mario in versione casalinga
Ultimi raggi di sole sul Poncion Piotta
Sieda, birretta, radio Zeta: così è la vita!!
Avvicinamento alla cresta: lotta con l'alpe!
Prime placche, ancora un poco erbose
Sosta (ora inagibile)
Scalinata verso il cielo
Sempro drizz
Mario
Old and new: sosta da cui si traversa per entrare nel diedro
Mario esce dal diedro
Ultimi metri di terreno facile verso la vetta
Autoscatto (un po' storto) sulla vetta
La pagina del poeta
Discesa a naso