East Buttress


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By mino - Posted on 15 September 2011

Nonostante gli accessi alle pareti qui nello Yosemite siano sempre di breve durata a parte qualche piccola eccezione, questa mattina ci alziamo presto per il nostro primo vero test. Si tratta di "East Buttress" (5.10c or 5.9 A0): 1100 piedi di via su gradi relativamente facili, ma non per questo non degna di nota (piccola appunto: avete in mente tutte quelle scale di conversione fra i gradi francesi e quelli americani? Se credete che facendo un 6c sarete in grado di cavalcare un 5.11 vi state sbagliando di grosso, o per lo meno, vi state sbagliando se state parlando di una fessura...). L'intenzione è di arrampicare la via in stile big wall. Riassumendo in pochissime parole il tutto, si tratta di portarsi verso l'alto nel modo più rapido possibile, trascinandosi appresso un saccone ("haul bag") con tutto il materiale necessario all'ascensione, spesso e volentieri sulla durata di più giorni. Essendo in tre e potendo arrampicare comunque abbastanza velocemente su questi gradi abbiamo optato per il seguente metodo: il primo arrampica fino alla sosta portandosi appresso una corda statica; fissata quest'ultima parte il secondo ai "Jumar" (delle manopole per salire direttamente sulla corda, in gergo locale dicasi "jugging"). Si inizia dunque la manovra dell'"hauling", la quale consiste nell'issare il saccone antecedentemente descritto tramite un sistema di pulegge. Contemporaneamente parte il terzo assicurato dal primo che arrampicherà il più velocemente possibile, se il caso anche tramite "jugging", toglierà le sicurezze dinamiche (vi ricordo che qui i chiodi quasi non esistono) poste dal primo ("cleaning") e disincastrerà il saccone nel caso si ancorasse da qualche parte (purtroppo, non così di rado...). Arrivati tutti e quattro in sosta il gioco si ripete da capo.

Alzati di buon'ora verso le 06:30, dopo una breve colazione partiamo per la nostra avventura. L'accesso alla parete consiste in un'erta sassosa scarpata che da subito il la al nostro sonetto. Comunque motivatissimi ci spingiamo un po' troppo in alto e dopo tre quarti d'ora di cammino ci troviamo a fare la prima doppia per ridiscendere verso l'attacco della via... In ogni caso, abbiamo già studiato una via di discesa possibile ;-). Pochi metri ancora e vediamo l'inizio. Preparato il materiale è Bob a lanciarsi sulla prima lunghezza che si completa senza il minimo problema. Lo seguo con i Jumar ed eccezionalmente mi metto il saccone, nel caso la Cassy, in spalla per evitare l'hauling che nella traversa non sarebbe per niente piacevole. John arrampica quasi a fianco e in ca. mezz'ora abbiamo superato tutti i primi 120' (piedi) della via. Riparte John nel secondo corto tiro in traversa, questa volta seguito da Bob. Segue poi il primo vero e proprio hauling con una manovra di "lowering out": non potendo tirare il saccone direttamente in traversa (vi ricordate quella scoperta di un certo Newton relativa ad una certa forza di gravità?), appena quest'ultimo viene fissato al sistema di pulegge, la persona ancora nella sosta sottostante lo "cala" (abbassa) fino a metterlo a piombo (alias sulla linea della verticale) e da lì viene poi issato senza problemi (si spera...) dalla persona nella sosta soprastante. Tutto procede ancora senza problemi. Il terzo tiro mi tocca in testa. La roccia suona veramente "vuota", ma a quanto pare è una particolarità della via e nonostante il suono sia ogni tanto agghiacciante, i locali dicono che il tutto sia sicuro... Meglio crederci! Dopo aver creato una sosta su "Nuts" (dei "dadi" da incastrare in una fessura con un cavetto d'acciaio per agganciarci un moschettone) con un "Friend" (aggeggio a camme mobili da incastrare nelle fessure; a differenza dei Nuts, i quali reggono unicamente per incastro, i Friends si tengono in posizione tramite le camme mobili che vengono allargate tirando sul cavo d'acciaio centrale, al quale si attacca un moschettone) di "back up" (il Friend viene messo verso il basso, in modo da tenere i Nuts in posizione, dal momento che quest'ultimi tengono logicamente solo se tirati verso il basso) si ripete il ciclo con jugging, hauling e cleaning da parte dei miei compagni di viaggio. Il quarto tiro segue una bella fessura e alla sua sosta vediamo addirittura anche i primi "spit" (chiodi moderni d'acciaio con vite ad espansione). La quinta lunghezza presenta il "crux" (il punto chiave, cioè la sezione più difficile) della via: un 5.10c di placca però super protetto da spit. Un po' arrampicando e un po' tirando quest'ultimi (vi ricordate lo stile Big Wall? Speeding is the key...) John raggiunge la prossima sosta. Continuiamo senza problemi per altre due lunghezze quando siamo raggiunti da una cordata che ci segue. In ogni caso tutto procede per il meglio e in nove ore complessive dalla partenza siamo tutti e quattro in vetta :-) ! Sono le 18:00. La prima parte della discesa non presenta difficoltà tecniche, ma trovare il sentierino che scende fra l'High Catedrale Rock e la nostra Middle Catedrale Rock non è sempre cosa facile. Ci infiliamo poi in una rapida gola che necessita di una "doppia" (discesa infilando la corda doppia, o due corde attaccate, in un anello presente sul luogo per poi recuperarle tirando un'estremità) lunga per superare dei canali verticali. Qui ci raggiungono ancora i nostri inseguitori che lasciamo scendere sulle nostre corde. La notte cala. Per fortuna i nostri frontali Black Diamond da cento candele l'uno mettono quasi a luce diurna la gola e con un'ultima doppia e un bel cammino mostriamo la via del ritorno ai nostri nuovi amici riportandoci alla base della parete. Da quando siamo partiti dal Camping sono passate 13 ore; niente male! Cena a base di pizza e ci rintaniamo al Camp4.

L'indomani viene dedicato al riposo. Ci alziamo a metà mattina e dopo una sostanziosa colazione incontriamo Pete. Ci dirigiamo poi al Curry Village per allacciarci all'unica rete WiFi della Valley per poter scrivere qualche email e rimanere aggiornati con il resto del mondo. Il tempo passa ed è già metà pomeriggio quando decidiamo di partire per il Glacier Point: un punto d'osservazione su tutta la Valley. La strada è irta e tortuosa e il nostro quarto di benzina rimasta, purtroppo brucia più intensamente del previsto; così già ad inizio salita ci troviamo in riserva e quando siamo a ca. venti minuti dalla meta la situazione incomincia ad essere preoccupante, calcolando che la prossima stazione di benzina si trova ai margini della valle... Pete e Bob scelgono di continuare il viaggio chiedendo un passaggio ai numerosi turisti, mentre io scendo con John sotto l'Arch Rock per i rifornimenti. Quando raggiungiamo "El portal" siamo veramente a secco e quando chiediamo a dei giovani locali dove si trova la prossima stazione sono ancora problemi ad attenderci: manca sì un solo miglio di strada, ma al momento non c'è nessuno e non resta che pagare con la carta di credito; il problema è che fino ad ora non siamo mai riusciti a rifornirci con la carta (problemi di ZIP code...). Gli indigeni sono però super simpatici e ci accompagnano offrendoci la loro carta contro pagamento cash. Alla stazione avviene però la magia: per la prima volta la carta di credito funziona e il serbatoio ringrazia ;-). Risaliti nella Valley e a spesa conclusa ritroviamo Bob e Pete e tutti contenti possiamo gustarci una bella pizza americana ;-). Una giornata tranquilla ci voleva per tutti!

pitch 1
sosta di nuts
bob e john
john sul tiro chiave
hauling
forse la sosta più difficile della via...
comoda sosta d'A1 e Bob in leading
Top
El Cap e Half Dome

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