Half Dome


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By bérna - Posted on 18 September 2011

Finalmente Big wall, dopo una settimana di allenamento oggi partiamo per l'half dome.
Il piano d'attacco: oggi ultime 2-3 cose da fare, verso le 11 partenza, arrivo alla base nel pomeriggio e fissiamo 3-4 tiri. Notte alla base, il mattino seguente partenza presto, salita sulle fisse e poi arrampicata fino alla 17esima sosta su una bella cengiona. Il terzo giorno 6 tiri, discesa e party :)
Ma andiamo con ordine, partiamo verso le 12, e l'approccio di 2-3 ore risulta essere una maratona massacrante di 4.5 ore con sulle spalle enormi carichi. John subisce molto e non può partecipare molto all trasporto dello zio, ma non importa, lo spirito della cordata ci porta tutti e tutto in cima.
Quando arriviamo, una cordata di 2 canadesi sta fissando le corde. Ray ed io ci gettiamo sulla via mentre John prepara il campo base e la cena. Verso le 19.30 abbiamo fissato tutto e ci gettiamo sulla zuppa di polpette e il chili con carne come orsi affamati.
La sera é stupenda, con dapprima El Capitan arrossato dal tramonto e poi una stellata immensa. Unico punto negativo una grossa scarica di sassi che ci fa un po paura, ma il canalone é lontano da noi.
Prima di dormire, John ci dice che forse l'indomani non ci seguirà visto che non trova abbastanza motivazione per gettarsi in due giorni di duro lavoro. Tristi, accettiamo la sua decisione sollecitandolo però a dormirci su e a decidere la mattina seguente.
6.00 suona la sveglia, pronti a partire, John ci conferma il suo ritiro dalla "spedizione". Si avviera tranquillamente verso valle da dove ci farà delle foto col teleobbiettivo e ci raggiungera il giorno dopo alla cima per il sentiero normale (una sorta di via ferrata).
Come concordato la sera prima, la cordata dei neo zelandesi si muove per prima gia attorno al 5 tiro, gli austriaci li seguono a un tiro e i canadesi pasticciano alla prima sosta. ci prepariamo, salutiamo John e ci fiociniamo sulle fisse. Il primo tiro é una serie di "cristi e madonn" per tirar su lo zio. Dopo un po di regolazioni comincia a funzionare tutto bene. arrivo alla seconda sosta e Ray parte verso la terza dalla quale cominceremo ad arrampicare, sono le 8.40. I canadesi continuano a pasticciare davanti a noi, probabilmente potremo superarli. Ray li raggiunge alla terza sosta, comincia a preparare l'hauling, sono le 8.50. Una delle ore piu brutte della nostra vita. Un rumore forte di pietre che precipitano dall alto, diventa un sibilo e nascondendomi contro la roccia per proteggermi guardo da dove vengono. Purtroppo non erano solo rocce. Chiamo Mino per accertarmi che stia bene. Tutto ok, si cala immediatamente, mentre io telefono ai soccorsi.

Ciò che ciascun alpinista sa é che la morte é sempre in dietro l'angolo, ma mai si é pronti ad affrontarla direttamente. Lunedi siamo stati tutti shockati da una fatalità incredibile, é con un immenso nodo allo stomaco che due giorni dopo, seduto ai piedi di una falesia con le mani immagnesiate dopo aver fatto una bellissima via trad, provo a descrivere le sensazioni provate. Non per "esibizionismo" ne per "macabrismo" ma per provare a superare questo duro momento.

Verso le 9.30 Mino, Züghi, i canadesi ed io siamo ai piedi della parete, ammutoliti, increduli e terribilmente scossi ci chiediamo cosa sia successo. Aspettiamo l'elicottero. In parete vediamo dei lanci di corda, I neo zelandesi stanno scendendo e portano con se il compagno della vittima. Arrivano dopo circa mezzora, a me sembrano siano passate ore. Mi siedo con Thomas e gli chiedo se a bisogno di qualche cosa, mi dice di no e comincia a parlarmi, mi racconta di lui, del suo amico, del loro successo al Nose e di cosa é appena successo, riesce ad essere straordinariamente lucido, focalizzato, é straordinariamente forte ma le emozioni sono intensissime. Passiamo da profondi minuti di silenzio a risate pensando allo sci freeride. In meno di un ora ho l'impressione che ci conosciamo da secoli.
Verso le 10.45 arrivano i soccorsi e in "grandioso" stile americano ci pongono domande sull accaduto. Dei 4 soccorritori due sono volontari e molto umani, uno é un medico di grande esperienza (l'unica persona ad aver fatto una calata unica di tutto El capitan di notte per salvare un ferito) con un po di tocco umano e l'ultimo è un ranger che purtroppo non ha la minima idea di che cosa umanità significhi.
Dopo circa 40 minuti ci avviamo verso la valle che con passi tremolanti raggiungeremo in poco più di due ore. Una breve doccia ed é gia tempo di incontrarci con i ranger per compilare le nostre dichiarazioni di testimoni d'incidente. finito ciò, invitiamo Thomas e i neozelandesi per cena da noi. Una sontuosa pastata e dell'ottimo vino alleggeriscono la serata.

L'incidente che ci ha fatto conoscere questa mattina sembra gia un po più lontano. Legati in un modo speciale, non ci conosciamo veramente, ma al tavolo siedono sei amici.

Partenza con i sacchi carichi...
Mirror lake
Mirror lake 2
Half Dome
John morto dopo 15min. di zio...
Half Dome 2
La salita dura sulle fisse
Ghigno di sforzo...
Tramonto con l'El Cap sullo sfondo
Tramonto con l'El Cap sullo sfondo 2
La stellata con l'Half Dome al suo fianco